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(Dal settimanale "Moscovsky Komsomoletz" del 15.03.2005)

Agonia di una nascita

Il chirurgo ostetrico ha fatto diventare disabili la madre e il figlio in un istante

di Ekaterina Puciugina

- Ciao, piccolo! – tendo la mano al bambino ingobbito con la testa enorme, pelle ed ossa.

- Non sente niente…. Almeno, cosi dicono i medici - sospira sua madre, Tatiana Amelina.

Sasha è un bambino di un anno dal bel visetto, che però tuttora non riesce neanche a sollevare la testa dalle spalle. La sua vita dipende da un tubicino – shunt – che fa defluire il liquido dalla testa allo stomaco. Se si rompe il tubicino, la sua vita si interrompe. Anche se cosi non fosse, Sasha sarebbe comunque condannato ad essere “un vegetale” per tutta la vita.

Sasha è affetto da idroencefalia, e Tania in seguito al parto, all’età di 30 anni, è diventata disabile. La sua famiglia sopravvive tra miseria e minacce. Sembra che tutti, la procura, il comune di Reutov e il chirurgo, che ha reso la vita di Amelin un inferno, non vogliano tenere in conto nè rimediare alle gravi condizioni di salute di Sasha.

120 dollari per tre persone

Ci sono madri che abbandonano bambini sani. Alla periferia di Mosca, a Reutov, ci sono tanti trovatelli – che vengono soprannominati “i bambini del mercato”. Molte donne della periferia vengono in città per guadagnare un po’ di soldi, alcune di queste rimangono incinte, partoriscono e lasciano i bambini negli ospedali.

Dall’altra parte ci sono madri che accudiscono i propri bambini, cui i dottori diagnosticano una vita breve. Tania è una di queste. I medici le hanno consigliato: “getta questo mostriciattolo, ché noi te ne troviamo uno in buona salute!”. Ma Sasha è tutto per sua madre.

НЕ нашли? Не то? Что вы ищете?

Ci sono tante croci ortodosse sulle pareti della casa di Amelin. Dalla stanza del suo appartamentino provengono rumori strani e mugolii.

- Eccolo! E’ mio figlio che piange – dice contenta la madre – Prima era un incubo: lui stava silenzioso tutto il tempo e ti guardava pensieroso…

Quanto soffra questo bambino – noi non siamo in grado di capirlo. Durante il parto il chirurgo gli ha rotto le spalle e una mano, e molto probabilmente anche le vertebre cerebrali. Per controllare queste fratture c’è bisogno di un esame agli ultrasuoni, ma Tania non ha soldi. In mia presenza Tatiana prova ad essere forte e a sorridere.

- Però quando Lei se ne va, Tatiana inizia a piangere di nuovo – mi confida il suo avvocato Zanna Bass (rappresentante della associazione dei diritti umani). - Tutta la famiglia soffre di fame, Tatiana spesso sviene e non può uscire di casa da sola. Sente dolori in continuazione. Però i medici dicono: “Sei cosi grassa, evidentemente mangi troppo…“. Però sanno benissimo che ha gli zuccheri alti nel sangue.

Anche la madre di Tatiana è invalida. Ha perso il braccio nella fabbrica dove lavorava. Ma lei riesce ad aiutare sua figlia con una sola mano. Tutta la famiglia vive con la pensione di Sasha per invalidità di 1320 rubli (circa 47 dollari) e la pensione della nonna di 1150 rubli (circa 40 dollari). In più ricevono 900 rubli (circa 31 dollari) come aggiunta dalla riforma monetaria. Questi soldi bastano per pagare il condominio, gas e luce, e per comprare qualche medicina per Sasha. Secondo la legge, i medicinali (che costano tantissimo) dovrebbero essere gratuiti per il bambino presentando la ricetta del medico. In pratica le farmacie si lamentano per la mancanza di finanziamenti.

“Hai il bacino come la tazza del water”

Gli Amelin non hanno mai avuto tanti soldi, perciò Tatiana si era rivolta ai servizi pubblici gratuiti della cittadina Reutov per partorire. Tutti sanno come vengono trattati i “pazienti gratuiti”.

I pazienti che pagano, passano per primi senza fare la fila e sono serviti dal primario – Andrei Nikolaev – in miglior modo. Le partorienti “gratuite” vengono stimolate con trattamenti ormonali per cominciare il travaglio nel “momento giusto”, secondo la comodità del dottore. Era già la quinta gravidanza per Tatiana, che nelle altre quattro occasioni era stata sfortunata non riuscendo a portarle a termine. Ecco perché stavolta stava così in pensiero per la salute del suo bambino, chiedendo in continuazione pareri ai dottori. “Tutto a posto, Signora!” – affermano gli specialisti mostrandole i risultati dell’ecografia. In alcune strutture cliniche le era stato consigliato di fare il parto cesareo. Cerano state tante indicazioni: il gruppo di rischio secondo l’anamnesi, il bacino stretto, la grandezza del feto (già quattro mesi prima della nascita, il piccolo gigante pesava quasi 4 chili), l’età della donna (nel nostro paese le donne primipare all’età di 30 anni si chiamano “anziane”), gli aborti precedenti… Tutto riportato nella cartella clinica. Durante la gravidanza Tatiana viene ricoverata due volte in ospedale – a Mozhaisk e Reutov. Ma il dottor Nikolaev le dice: “ Hai il bacino come la tazza del cesso e le gambe storte, perciò riesci a partorire anche da sola!”. Ed avvisa persino gli altri medici di non praticare il taglio cesareo alla donna. Invece due settimane prima della data prevista del parto (Tatiana è stata ricoverata il 10 febbraio 2004) Tatiana viene stimolata con ormoni senza alcuna necessità.

- Non permettere ai medici di stimolarti con questi medicinali, a causa di queste cure ho perso il bambino! – le dice una signora con la quale Tatiana divide la stanza in ospedale. Ma cosa sei in grado di consigliare ad un primario?! Invece Sasha resiste alla “cura ormonale”: due cicli di cinque giorni ognuno – e ancora nessuna doglia. A questo punto il 20 febbraio il chirurgo le somministra un medicinale per stimolare il travaglio la sera stessa. Ma le acque si rompono solo la notte del 24 febbraio e il loro aspetto non è affatto normale (colore verde e di cattivo odore). Nessun medico interviene con urgenza, sono tutti occupati nei festeggiamenti nel giorno dedicato ai “Difensori Della Patria”.

Durante il travaglio Tatiana chiede di fare il cesareo ma i dottori dicono: “Abbiamo appena sistemato la sala operatoria, quindi non vogliamo metterla sottosopra di nuovo”. E da questo momento inizia l’incubo.

- Ho aperto gli occhi e ho visto il fondoschiena di Nikolayev, lui era seduto su di me e provava a spingere il bambino – dice Tatiana.

Il bambino, avendo le spalle larghe, non riusciva ad uscire e si è incastrato (Sasha pesava 4,750 chili). Nikolaev ha “aiutato” Sasha spingendolo fuori in modo tale da rompergli le spalle. Fino ad oggi Sasha ha la parte destra del copro paralizzata e non riesce muovere il braccio destro. Inoltre, il bambino è nato con il cordone avvolto tre volte intorno al collo! Subito dopo la nascita Sasha non ha pianto. I medici hanno registrato l’asfissia (il soffocamento), anossia (insufficienza di ossigeno), battito del cuore debole, coma di 4° grado, cefaloematoma (tumore ematico che comprimeva l’encefalo (cervello), lesioni del sistema nervoso centrale. Il bambino è stato messo in terapia intensiva sotto ventilazione artificiale dei polmoni. Il giorno successivo è stato trasferito nella clinica pediatrica di Luyberzi dove ci è stata fatta la diagnosi – “Trauma ostetrico. Ipossia del cervello”.

Carneficina sul tavolo operatorio

Alla stessa ora, la madre di Sasha stava morendo.

Evidentemente, durante il parto la placenta era stata staccata cosi violentemente che l’emorragia si era propagata; nella cartella clinica non è stato scritto quanto sangue Tatiana abbia perso nell’occasione. A questo punto Nikolaev decide di estirpare l’utero. Intervento che, purtroppo, decide di fare autonomamente.

L’operazione va male: insieme all’utero viene eliminata la milza come risultato di una diagnosi intempestiva. Ma non solo: durante l’intervento l’uretere viene toccato con il bisturi, che ha come risultato lo sviluppo di peritonite urinale. Nell’arco di cinque giorni Tatiana viene sottoposta a tre interventi e qualche trasfusione di sangue.

Il particolare interessante, è che dopo intervento all’utero, Nikolaev prescrive a Tatiana di bere quattro bottiglie d’acqua minerale, che le provocano uno smisurato gonfiore della pancia. In caso di peritonite urinale - anche questa diagnosi “sfugge” agli occhi dei medici - è infatti controindicato bere perché l’urina si diffonde nell’organismo. La donna è sopravissuto per miracolo.

Però Nikolaev non ha chiesto aiuto e non ha nemmeno convocato un consulto. Per puro caso una dottoressa decide di far vedere Tatiana dal marito, che lavorava presso una clinica come radiologo. Quando questo medico vede la paziente rimane inorridito: “Voi siete pazzi?! Questa donna sta morendo!”. Tatiana deve la vita a quest’uomo.

Il 26 Febbraio due gruppi di medici vengono richiamati dagli ospedali centrali, poiché in quel momento lo spostamento della paziente avrebbe significato la sua morte. L’operazione, difficilissima, dura 9 ore. Tatiana viene quindi ricoverata in terapia intensiva nell’ospedale centrale - questo trasferimento viene richiesto dai medici che l’hanno operata - , dove trascorre quasi un mese in stato d'incoscienza. Passa poi al reparto di urologia, dove le praticano il drenaggio del rene e le applicano un sacchetto urinale. Per tutto questo tempo Tatiana è stata sottoposta a diversi interventi e procedure per “riparare” i danni ricevuti nell’ospedale di Reutov. Secondo i dottori, ulteriori ritardi avrebbero potuto causare la cancrena e irreversibili cambiamenti nell’organismo, fino a portarla alla morte.

Dall’ospedale la donna esce con una grave invalidità: senza utero, uretere destro e senza milza. Tuttora, lei non sa se ha ancora le ovaie, perchè secondo una cartella clinica ci sono, mentre da un’altra risulta che l’ovaia destra è stata eliminata.

“I medici avevano paura che non riconoscessi nessuno” – dice Tatiana – “pero mi sono rimessa”.

Il suo convivente è scappato subito dopo aver visto la donna dopo il parto. Non ha nemmeno voluto vedere il bambino. Quando Tatiana è stata dimessa dall’ospedale, suo figlio era cieco, sordo, paralizzato e poteva mangiare solo tramite un tubicino – la sonda gastrica.

“Ho nutrito il bambino tramite questa sonda per circa nove mesi,” – racconta Tatiana – “solo da poco tempo è apparso il riflesso di suzione. Però in ogni caso Sasha non riesce a mangiare tutta la sua porzione. Durante la notte sono costretta a reinserire la sonda, ma la gola e il naso sanguinano.”

Come risultato del trauma ostetrico, il cervello di Sasha si è atrofizzato ed è cominciata l’idroencefalia, con contemporaneo sviluppo di encefalomeningite (evidentemente il bambino era stato infettato). Se i dottori lo avessero operato immediatamente, se lo shunt gli fosse stato messo in tempo… Oggi non sappiamo se il bambino un giorno chiederà di andare al bagno.

Nel primo momento, nessun medico si pronuncia circa la necessità di una operazione. Per caso Tatiana legge su un’enciclopedia a proposito dell’idroencefalia, decide di portare il bimbo in una famosa clinica di Speransky.

“Perché avete trascurato il piccolo in questo modo?! – hanno esclamato i medici – Urgentemente in sala operatoria!”. L’ospedale di Reutov non ha pagato l’intervento. Grazie al Ministero della Salute, in un giorno le sono stati dati 3000 dollari per pagare l’operazione. Hanno fatto dei buchi nella ossa del cranio di Sasha, hanno tagliato l’involucro dell’encefalo ed hanno inserito il catetere. Da adesso in poi, il liquido cerebrospinale viene deviato nello stomaco. Il problema più grave, per fortuna, è stato superato: se il bambino fosse stato operato due giorni dopo, non sarebbe sopravissuto.



Zitta, altrimenti ti consegniamo la bomba a mano!

Dopo la degenza in ospedale, Tatiana Amelin torna a casa sotto controllo ambulatorio dei medici. Ma quando si presenta alla commissione responsabile per il riconoscimento delle invalidità di Reutov, con il sacchetto per l’urina attaccato, il medico primario, Sig. ra Filina, le dice che per lei è giunto il momento di tornare a lavorare.

Non è dello stesso parere il suo datore di lavoro: “Ma questi sono tutti matti, mi potresti versare tutta l’urina sopra il cibo!” – grida a Tatiana, che è commessa in un negozio di alimentari.

Ma Tatiana capisce bene che non può più svolgere questo tipo di lavoro. Prova così a rispondere all’annuncio di una ditta che le consentirebbe di lavorare a casa, ma durante il colloquio si sente male – le esce sangue dal naso. A causa della disgrazie le è peggiorata anche la vista: è difficile per lei trovare un posto di lavoro.

Fino ad oggi a Tatiana è stata riconosciuta alcuna invalidità. Solo il 27 dicembre, dopo numerosi reclami e l’intervento di qualche organizzazione per i diritti umani, Tatiana ha ricevuto l’impegnativa per procedere con gli accertamenti medici. Ora è in attesa di essere sottoposta ai controlli da parte di una commissione di medici a Mosca. Invece Sasha Amelin ha ricevuto il riconoscimento dell’invalidità solo in ottobre (all’età di nove mesi). Ogni giorno per lui può essere l’ultimo. In ogni momento il suo shunt si può tappare con il liquido, e servirà un altro intervento urgente – altrimenti Sasha si potrebbe spegnere in poche ore. Inoltre il shunt ha uno stretto margine di durata. Con la crescita del bambino, lo shunt deve allungarsi e quando la lunghezza non basterà (tra due–tre anni), servirà un'altra operazione. Sua madre non ha idea di dove prenderà i soldi per questo intervento. L’ospedale di Reutov non vuole riconoscere i danni causati alla salute di Tatiana, o tanto meno punire il medico curante. Al contrario, sono successe cose molto strane: la cartella clinica di Amelin è sparita subito dopo la sua nascita. Tatiana ha denunciato il fatto in procura, e le è stato detto di tornare dopo sei mesi, il tempo necessario per fare gli accertamenti. Altri fatti molto strani si sono verificati in seguito: è sparita la cartella clinica di Tatiana, e i risultati della biopsia sono stati persi. Dalla cartella della procura sono sparite 3 pagine dell’interrogatorio con il dottore. Però è stato allegato un nuovo documento, sicuramente falso, un certificato con la firma di un finto medico, da cui risulta che Sasha Amelin non è mai stato curato. E se non è mai stato curato – significa che per loro il bambino è sano. Però a qualcuno è sfuggito che nell’archivio dell’ospedale pediatrico è rimasta una copia della cartella clinica di Sasha, che è stato ricoverato presso la struttura medica per ben tre mesi. Fino al 29 Dicembre 2004, Sasha non è stato considerato come la parte lesa, vittima di un errore medico. L’udienza per il processo è stata sempre spostata alla richiesta dell’avvocato di Nikolaev, a causa della misteriosa malattia di quest’ultimo.

La commissione per la salute della regione invece ha fatto un’indagine interna ed ha indicato i tanti errori commessi durante il travaglio e il parto nel caso Amelin. Il rapporto della commissione è stato firmato da 119 medici insieme con il primario di ginecologia e ostetricia della regione di Mosca. Ma tutto si è fermato lì. Il rapporto è stato spedito alla procura ma senza nessuna risposta. Numerose lettere sono state inviate al presidente della repubblica e agli organi competenti. Fino ad, oggi nessuna risposta.

Le strutture mediche, con la “raccomandazione” di Nikolaev, non vogliono occuparsi del bambino e di sua madre, che non hanno il denaro necessario per andare a curarsi in un’altra regione o in un altro paese.

L’avvocato degli Amelin stato minacciato più volte. Poco tempo fa la madre dell’avvocatessa, che abita insieme con sua nipote, una ragazza di 13 anni, ha ricevuto un messaggio anonimo che diceva: “Se non dici a tua figlia di ritirare la denuncia, tua nipote non vivrà a lungo”.

Il 20 aprile 2004 Nikolaev ha ricevuto una nota disciplinare, che stata già annullata il 24 aprile.

Solo l’amore illimitato di sua madre protegge Sasha: per tutto questo tempo il comune di Reutov non ha dato alcun aiuto alla famiglia Amelin. Tre volte si sono recati dal sindaco della città, ma non hanno ricevuto niente. A parte una serie di promesse infinite.